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Pamprepio
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mwbqPamprepio (in greco antico Παμπρέπιος?, Pamprépios; in latino Pamprepius; Panopoli, 29 settembre 440Papurius, tra il 2 e il 30 novembre 484) è stato un filosofo e poeta bizantino di culto pagano, che partecipò ad un tentativo di usurpazione contro l'imperatore Zenone.

mwcaDamascio lo definì un poeta brillante, mwcqMalco un mwcgpolitico acuto, ma brutto, arrogante, senza scrupoli e traditore; mwcwRetorio, un mwdaastrologo egiziano, lo definì un mwdqciarlatano e un mwdglibertino. È stato paragonato a mwdwClaudiano, in quanto entrambi questi poeti riuscirono a guadagnarsi otto anni di potere politico al fianco di usurpatori. È considerato l'ultimo poeta pagano.cite-ref-1[1]

La sua vita è nota con inusuale precisione in quanto è stato ritrovato l'mwfqoroscopo compilato da Retorio all'inizio del mwfgVI secolo.cite-ref-2[2]

Contents

Studi
Opere
Note

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Biografia

Studi

Pamprepio era nato in mwhwEgitto, a mwiaPanopoli, nei pressi di mwiqTebe, il 29 settembre mwig440; il ritrovamento di un oroscopo, identificato con quello di Pamprepio, permette di dire che nacque alle 15:48.cite-ref-nagy-3-0[3] Di brutto aspetto, aveva però notevoli qualità intellettuali. Si dedicò alla letteratura, specialmente alla poesia; probabilmente apparteneva alla scuola di mwjwNonno, originario della sua stessa città. Era un grammatico (filologo), divenuto molto famoso come poeta nel suo paese. A 33 anni, nel mwka473, si trasferì in Grecia, dove passò molto tempo ad mwkqAtene e dove sposò una donna ricca. Divenne professore di grammatica, studiando allo stesso tempo filosofia sotto la guida del filosofo mwkgneoplatonico mwkwProclo e avendo come condiscepoli diversi allievi che andarono in seguito a ricoprire posizioni importanti nell'Impero: mwlaMarcellino (generale romano), mwlqAntemio (imperatore d'Occidente), mwlgIllo Puseo (console romano e prefetto del pretorio) e mwlwFlavio Messio Febo Severo (console e prefetto di Roma).cite-ref-4[4]

Entrò in contrasto, fino a riportarne conseguenze fisiche, con il proprio patrono, Theagenes — un cittadino importante di Atene, forse un magistrato; è possibile che la ragione di questo attacco fosse collegata alla sua ambizione di diventare il più famoso di tutti i filosofi ad eccezione di Proclo.

Incontro con Illo

Da Atene si recò a mwnwCostantinopoli, dove giunse nel maggio mwoa476 (a 35 anni e 8 mesi); qui si presentò come un mago o un iniziatore e raggiunse la fama grazie alla sua cultura e alla sua bravura professionale. Un ufficiale mwoqisaurico di nome Marso lo presentò all'isaurico mwogIllo, potente mwowmwpamagister officiorum dell'imperatore mwpqZenone, anch'egli di origine isaurica. Pamprepio guadagnò il favore di Illo declamandogli un discorso sull'anima; Illo utilizzò la propria influenza per far nominare Pamprepio professore, aumentando il suo salario statale con dei fondi personali, e indirizzandogli dei discepoli.

La sua intimità con Illo e l'influenza che esercitava sul generale originarono nuovamente l'invidia di molti; la sua reputazione soffrì della sua pratica della divinazione, mentre il suo aperto sostegno del mwpwpaganesimo in una città cristiana come Costantinopoli non poté che creargli altri nemici. Tra questi erano l'imperatore Zenone e l'imperatrice vedova mwqaVerina (moglie del suocero e predecessore di Zenone); in occasione di un viaggio di Illo nella natìa Isauria, Pamprepio fu condannato all'esilio dai due imperatori con l'accusa di aver tentato di utilizzare le sue capacità divinatorie in favore di Illo e contro Zenone; si recò dunque a mwqqPergamo. Illo, ben sapendo che la causa dell'esilio del poeta era stata la loro amicizia, accolse Pamprepio nella propria casa e, al suo ritorno nella capitale, lo portò con sé, facendolo nominare senatore, console onorario, mwqgmwqwquaestor Sacri Palatii e dopo qualche tempo mwramwrqpatricius, una posizione massimamente prestigiosa.

Nel mwrw479 mwsaFlavio Marciano, figlio dell'imperatore d'Occidente mwsqAntemio e cognato di Zenone, si ribellò e mise sotto assedio l'imperatore d'Oriente a Costantinopoli. Inizialmente Illo si perse d'animo, ma Pamprepio dichiarò che la provvidenza era dalla loro parte e quando Illo catturò i rivoltosi, Pamprepio ottenne una fama di chiaroveggente. Da allora Illo tenne sempre vicino a sé Pamprepio, consultandolo frequentemente. I due passarono l'inverno 479/mwsg480 a mwswNicea, in quanto Pamprepio era impopolare a Costantinopoli.

Rivolta contro Zenone

Verso la fine del mwtg481 o l'inizio del mwtw482, Pamprepio si recò ad mwuaAlessandria d'Egitto, dove incontrò i rappresentanti della comunità pagana, che cercò di convincere ad aiutarlo in una rivolta contro Zenone, mostrando loro degli oracoli e delle profezie che assicuravano l'imminente caduta del mwuqCristianesimo, ma senza ottenerne il sostegno. Si inserì anche nelle dispute tra le varie correnti cristiane, sostenendo l'elezione del niceno mwugGiovanni Talaia in opposizione a quella del mwuwmonofisita mwvaPietro Mongo, ma anche in questo non ebbe successo.cite-ref-5[5]

I giochi di potere a corte — che coinvolgevano Zenone, Verina, Illo e la figlia di Verina, nonché moglie di Zenone, mwwgAriadne — degenerarono in uno scontro, che vide Illo oggetto di due tentativi di assassinio da parte di Verina e Ariadne. Illo decise allora (mwww484) di ritirarsi dalla corte e di recarsi, assieme a Pamprepio, a mwxaNicea e da lì, con la scusa di cambiare aria e di curare la ferita causatagli dal secondo attentato, di recarsi in Oriente, del quale era stato nominato mwxqmwxgmagister militum. Qui si ribellò a Zenone, elevando al trono mwxwLeonzio, un funzionario mwyasiriano, e nominando Pamprepio mwyqmwygmagister officiorum.

Dopo alcune vittorie iniziali, le forze di Illo furono sconfitte dall'esercito di Zenone e costrette a rifugiarsi nella fortezza di mwzaPapurius; Illo scoprì che Pamprepio faceva il doppio gioco per cercare di salvarsi: nel novembre del 484 lo mise a morte e fece gettare la sua testa oltre i bastioni della fortezza.cite-ref-6[6]

La presenza di Pamprepio ha fatto supporre che la rivolta di Illo fosse in qualche modo un tentativo di restaurare il paganesimo, ma l'ipotesi non ha riscosso successo tra gli studiosi. È comunque accertato che i ribelli cercarono il sostegno preventivo della comunità pagana di Alessandria, che infatti pagò il sospetto di essere dalla parte di Illo con una persecuzione;cite-ref-7[7] esiste anche una lettera scritta da un pagano convertito al Cristianesimo di nome Paralio ai propri ex-correligionarii, in cui ricorda come avessero pregato e sacrificato per il successo della rivolta di Illo e Pamprepio contro Zenone e come avessero ricevuto molti oracoli indicanti la vittoria dei pagani, ma come alla fine il «potente» Cristianesimo fosse prevalso.cite-ref-8[8]

Opere

Sono note due opere di Pamprepio, entrambe andate perdute:

• Ἰσαυρικὰ, mwdgIsaurica: poema epico riguardante l'mwdwIsauria, la regione dell'Asia minore che era il paese d'origine di Illo e Zenone, quindi riguardante la restaurazione di Zenone contro mweaBasilisco nel 476 o una celebrazione di Illo;
• Ἐτυμολογιῶν ἀπόδοσις, mwegEtymologiarum expositio, in prosa.

Sono state attribuite a Pamprepio alcuni frammenti di opere, tra cui un possibile panegirico a Theagenes e un lamento per l'abbandono di Atene.cite-ref-nagy-3-1[3]

Note

cite-note-11. Nagy, pp. 499-500, 508.
cite-note-22. L'oroscopo è conservato in Retorio, mwiqCompendio astologico, capp. 113–117; l'identificazione con Pamprepio fu argomentata da Delatte e Stroobant nel 1026, così come riportato da mwigOtto Neugebauer e van Hoesen in mwiwGreek Astrology (Philadelphia, The American Philosophical Society, 1959, pp. 140–141).
cite-note-nagy-33. Nagy, p. 486.
cite-note-44. O'Meara, Dominic, mwlaPlatonopolis: Platonic Political Philosophy in Late Antiquity, Oxford University Press, 2003, ISBN 0-19-925758-2, p. 21.
cite-note-55. Alois Grillmeier mwmqet al., mwmgChrist in Christian Tradition, Continuum International Publishing Group, 1975, ISBN 0-264-66018-8, p. 91.
cite-note-66. Nagy, p. 499.
cite-note-77. Esponenti della cultura pagana come mwogDamascio rimarcarono come la comunità pagana di Alessandria avesse rigettato le idee di Pamprepio, forse per allontanare da sé il sospetto di un sostegno alla rivolta di Illo e Pamprepio; accadde infatti che la comunità pagana di Alessandria fu messa sotto attacco dal patriarca mwowPietro Mongo (Haas, Christopher, mwpaAlexandria in Late Antiquity, Johns Hopkins University Press, 2006, ISBN 0-8018-5377-X, p. 326).
cite-note-88. Lee, A.D., mwqqPagans and Christians in Late Antiquity: A Sourcebook, Routledge, 2000, ISBN 0-415-13892-2, p. 134.

Bibliografia

Fonti primarie

La vita di Pamprepio è nota attraverso mwrwmwsaSuda, che contiene sotto la sua voce tre o quattro racconti non completamente in accordo tra di loro:

• «Παμπρέπιος», mwswSuda, mwtaSuda On Line - Search e mwtq

Altre informazioni sono contenute nei riassunti della mwtwHistoria di mwuaCandido Isaurico e della mwuqVita Isidori di mwugDamascio contenuti nella mwuwBibliotheca di mwvaFozio:

• mwvwFozio, mwwaBibliotheca, codici 79 e 242.

Fonti secondarie

• Bury, John Bagnell, mwxqA History of the Later Roman Empire from Arcadius to Irene (395 A.D. -800 A.D.), Adamant Media Corporation, 2005, ISBN 1-4021-8369-0, p.mwxw 258.
• Grillmeier, Alois, e Theresia Hainthaler, mwyqChrist in Christian Tradition, Westminster John Knox Press, 1996, ISBN 0-664-22300-1, pp.mwyw 91–92.
• Nagy, Gregory, mwzqGreek Literature, Routledge, 2001, ISBN 0-415-93770-1, pp.mwzw 473, 481.
• Smith, William, «Illus», mw0qDictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, vol. 2, mw0gp. 570; «Pamprepius», mw0wibidem, vol. 3, mw1app. 104-105.